Propaganda elettorale: l’Agcom condanna il comune di Costermano. Ma il sindaco fa finta di niente

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No Bavaglio

Agcom condanna il comune di Costermano

Propaganda, non comunicazione istituzionale. Con questo motivo, l’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni e il Comitato per le comunicazioni del Veneto condannano il comune di Costermano a fare ammenda sull’home page del proprio sito istituzionale. La disposizione riguarda la vicenda delle lettere spedite casa per casa nel centro veronese, recanti lo stemma comunale e l’invito a votare Sì al referendum del 4 dicembre. Tale iniziativa, evidentemente al di fuori delle regole della campagna elettorale era stata segnalata al Garante da diverse realtà, incluso il Movimento 5 Stelle. Il contenuto della disposizione è in allegato.

«Quello di Costermano – sostiene Francesca Businarolo, deputata del M5S – è solo uno dei tanti casi di scorrettezza vista nello schieramento dei favorevoli alla riforma costituzionale. Del resto, è lo stesso premier Matteo Renzi a dare il cattivo esempio per primo, dispensando mance a pochi giorni dal voto. La questione non si chiude qua. Almeno fino a questa mattina, il comune di Costermano non aveva ancora ottemperato alla richiesta dell’Agcom. nonostante siano scaduti i tre giorni dalla notifica: quando hanno intenzione di pubblicare la rettifica, dopo il voto?»

Nemmeno Tosi crede alla riforma costituzionale

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Businarolo: «Nemmeno lui crede a questa riforma. Nominati dal partito? No, abbiamo preso i voti degli iscritti»
«Anche col Porcellum, non tutti i parlamentari sono uguali. Ci sono quelli nominati dai partiti, come quelli della Lega Nord, incluso il gruppo dei tosiani e ci sono quelli che sono stati scelti tramite delle primarie, le parlamentarie, come ha fatto il Movimento 5 Stelle». Risponde così Francesca Businarolo, deputata del M5S, al sindaco di Verona Flavio Tosi, che aveva sottolineato come «tutti i parlamentari siano nominati, incluso Di Maio».
«Flavio Tosi – prosegue Businarolo – non sa più che cosa inventarsi per difendere una riforma costituzionale in cui nemmeno crede. Ricordo che alla prima lettura del testo i suoi parlamentari votarono no. Adesso assistiamo all’ex leghista che fa campagna per una riforma fatta male, accentratrice, che toglierà molto autonomia alle regioni, a seguito delle modifiche al titolo quinto e l’introduzione della clausola di supremazia. Una riforma caotica, che genererà una serie infinita di conflitti d’attribuzione e che toglierà ancora più sovranità al nostro Paese». Quest’ultimo tema è strettamente collegato con le modifiche agli articoli 55 e 117. «Non si tratta di una mera differenza lessicale, come dice il sindaco di Verona, ma di un cambio sostanziale che sostituisce a meri vincoli di mercato, uno status di subordinazione perpetua dell’Italia all’Unione europea, che renderà superfluo lo strumento referendario quando si tratterà di cedere ulteriori competenze».
«Per questi motivi – conclude Businarolo – insieme agli altri colleghi del M5S ribadisco la necessità di votare No al referendum di domenica. È importante che alle urne si rechino davvero tutti, visto che siamo chiamati a esprimerci sulla nostra legge fondamentale e visto che non ci sarà bisogno del quorum».

Collettore del Garda: da Rotta e Lotti cifre improbabili

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Come fanno ad arrivare 100 milioni per il collettore del Garda, quando a livello nazionale ne sono previsti 600, di cui l’80% destinato alle regioni del Sud ? È quello che si chiedono gli attivisti locali del Movimento 5 Stelle, dopo la folle cifra «sparata» dalla parlamentare del Partito democratico, Alessia Rotta. Eppure la stessa delibera del comitato interministeriale, pubblicata ad agosto dalla Gazzetta ufficiale specifica otto decimi di quella cifra stanziata (598,44 milioni) sono destinati a infrastrutture del mezzogiorno. Rimangono 120 milioni, che devono essere spartiti tra diverse strutture del Centro Nord.

È stato chiesto di far chiarezza con un’interrogazione parlamentare, depositata dal parlamentare Ferdinando Alberti e controfirmata dalla deputata Francesca Businarolo.

«È incredibile fino a che punto si possa spingere la propaganda del governo in questi giorni – commenta Francesca Businarolo, deputata del M5S – abbiamo capito che servono disperatamente voti per il referendum di Renzi, ma mentire sulle cifre, a meno che non si ignori colpevolmente la materia, mi sembra davvero eccessivo».

In materia di collettamento, la proposta del Movimento 5 Stelle è ispirata ai modelli utilizzati con successo in Trentino Alto Adige e sul lago di Costanza, dove sussiste una rete depuratori collocati in zone strategiche da 40-50 mila abitanti equivalenti. È meno dispendiosa di quella avanzata dagli attuali enti gestori del servizio idrico integrato, ma soprattutto immediatamente realizzabile e più risolutiva, in quanto in massimo di due anni permetterebbe di dismettere le condotte sub lacuali, vero punto debole della catena di trasporto del refluo. Il progetto AGS-Garda Uno, invece, ipotizza diversi anni di lavori e disagi per la realizzazione, infatti è stimato un tempo di circa 16 anni dallo stanziamento dei fondi, a detta degli stessi proponenti.

Firme false, i sindaci patteggiano. M5S scrive al prefetto: «Elezioni da rifare?»

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San Bonifacio e Pescantina, elezioni da rifare? È quanto chiedono al prefetto di Verona, Salvatore Mulas, Francesca Businarolo e Mattia Fantinati, deputati del Movimento 5 Stelle e due consiglieri comunali dei rispettivi paesi, Anna Firolli (San Bonifacio) e Samuele Baietta (Pescantina). La vicenda riguarda le firme elettorali, raccolte in maniera non certificata nei due comuni. In tribunale tutto si è risolto con il patteggiamento per entrambi i primi cittadini, Giampaolo Provoli, San Bonifacio, che ha ottenuto 5 mesi e 19 giorni e Luigi Cadura (Pescantina), 5 mesi e 12 giorni di pena. In entrambi i casi non si può applicare la legge Severino, trattandosi di pene inferiori a sei mesi, altrimenti entrambi i sindaci sarebbero decaduti. Rimane la questione, cruciale, della validità dell’elezione.

 «Anche se non ci possono essere ulteriori conseguenze per Provoli e Cadura – fa sapere Businarolo – risulta evidente che le loro liste non avrebbero potuto essere presentate e che quindi il risultato elettorale risulta profondamente influenzato. Se con la giustizia se la sono cavata con il patteggiamento, ammettendo le loro responsabilità, dal punto di vista delle conseguenze elettorali è ancora da accertare».

«Con quale coraggio può dirsi ancora rappresentativo un sindaco che ha patteggiato?»  aggiunge Baietta. «Il suo mandato è delegittimato da quanto accaduto, e non possiamo permettere che continui a prendere decisioni che influenzeranno le vita di migliaia di cittadini per i prossimi trent’anni. Se davvero ha a cuore il benessere di Pescantina si faccia da parte e lasci che la volontà popolare si esprima nuovamente».

Il caso non è isolato, sempre in provincia di Verona sono stati indagati altri sindaci usciti sconfitti: Giuliano Zigiotto, Damiano Berzacola e Manuel Fornasier.

In allegato la lettera al prefetto di Verona

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Una proposta contro i furbetti del voto all’estero

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Tutti sanno e nessuno parla.

Che il voto all’estero sia stata una grande abbuffata per qualcuno, che qualche organizzazione si sia prodigata per “aiutare” i nostri connazionali a esprimere il proprio voto “liberamente”…. è voce che gira da un decennio.

Tutte bocche cucite, pubblicamente, tutti a condannare pubblicamente, ma dietro le quinte, nel silenzio dei corridoi, le voci corrono.

Cosa fare?

Beh, è un pò tardi adesso, i buoi sono già scappati, ma forse una soluzione c’è, semplice a costo zero, che potrebbe servire sia da deterrente ai furbetti del voto all’estero ma utile a scoprire eventuali scorrettezze.

Basterebbe annunciare una verifica a campione di un certo numero di votanti all’estero, ad esempio il 3%.
Come effettuare questa verifica?

Il Ministero dell’interno sarà in possesso degli elenchi di coloro che avranno votato al referendum del 4 dicembre, basterebbe mandare ad una piccola quantità scelta casualmente, una comunicazione in cui si chiede la conferma che abbiano effettivamente espresso il loro voto, che lo abbiano espresso liberamente e senza avvalersi della “collaborazione” di nessuno, di averlo fatto segretamente e provveduto all’invio del plico al consolato, avvisandoli che una dichiarazione mendace potrebbe essere penalmente punibile.

Questo scoraggerebbe sicuramente i furbetti… se non c’è nulla da nascondere, e se il ministro Alfano è sicuro della correttezza delle operazioni di voto all’estero, non avrà alcun problema a mettere in atto questa operazione di trasparenza e verifica.

Ministro Alfano… che ne dici?

Vito Crimi

Portavoce alla Camera M5S